Spread e mercati
Fed lascia i tassi al 3,75%-4%: comitato diviso e ipotesi rialzo
La Fed mantiene i tassi fermi tra il 3,75% e il 4,00%. Il comitato si divide e le pressioni sull'inflazione riaprono la strada a un rialzo a dicembre.
In breve
- La Federal Reserve ha confermato i tassi di interesse nell'intervallo 3,75%-4,00% con un voto di 10 a 2.
- Due componenti del comitato hanno votato per un incremento di 25 punti base a causa dell'inflazione al 3,7%.
- Le indicazioni della banca centrale e dei dati macroeconomici spostano l'attenzione sulla riunione di dicembre.
La Federal Reserve guidata da Kevin Warsh ha confermato i tassi di interesse di riferimento nell'intervallo compreso tra il 3,75% e il 4,00%. La decisione del Federal Open Market Committee (FOMC), giunta a sei giorni dalle elezioni statunitensi di metà mandato, ha rispettato le attese generali dei mercati ma ha messo in luce una netta spaccatura all'interno del comitato direttivo.
Comitato spaccato e inflazione al 3,7%
La votazione si è conclusa con 10 voti favorevoli e 2 contrari. I due membri dissidenti, tra cui la governatrice Lisa Cook, si sono espressi per un rialzo immediato di un quarto di punto percentuale. A pesare sulle valutazioni del comitato è la tenuta dell'inflazione, rimasta su livelli elevati al 3,7% con un indice dei prezzi al consumo (CPI) superiore alle aspettative, dopo il rialzo precedentemente deliberato a settembre.
Al termine della riunione, il presidente Kevin Warsh ha spiegato la decisione di raccogliere ulteriori dati prima di intraprendere nuove azioni, annunciando anche una modifica al calendario degli incontri per riflettere sulle principali questioni economiche. La linea seguita da Warsh ha trovato il pieno sostegno del Segretario del Tesoro Scott Bessent, che ha espresso fiducia nell'operato del vertice della banca centrale.
Lo scenario per dicembre e le reazioni dei mercati
L'esito della riunione ha allontanato le ipotesi di un ammorbidimento della politica monetaria, spostando le attese degli operatori sulla decisione di dicembre. Secondo un'analisi di Pimco, la Fed si trova in una fase di pausa all'interno di un percorso di ricalibrazione, ma la porta a nuove strette resta aperta. Sul tema è intervenuto anche il dirigente Barkin, il quale ha segnalato la possibilità di futuri aumenti identificando nel ritmo degli interventi la questione chiave.
L'evoluzione del quadro sui tassi statunitensi e i recenti dati sul PIL hanno generato reazioni immediate sulle materie prime: l'argento ha subito un calo superiore al 3,6%, scendendo a 50,5 dollari l'oncia al suo terzo ribasso consecutivo.
Cosa significa per chi ha BTP
Le prospettive della politica monetaria americana mantengono elevata la pressione sui mercati obbligazionari internazionali. L'eventualità che la Fed debba alzare ancora il costo del denaro per frenare l'inflazione frena la discesa dei rendimenti globali, condizionando indirettamente anche il debito sovrano italiano.
Sul mercato secondario, i prezzi dei BTP mostrano un quadro consolidato: il BTP decennale con scadenza ottobre 2031 e cedola del 4,0% (ISIN IT0005542359) tratta a 100,60, mentre il BTP trentennale 4,65% con scadenza ottobre 2055 (ISIN IT0005668238) registra una quotazione di 94,72. Per i risparmiatori interessati alle nuove sottoscrizioni, lo scenario internazionale farà da sfondo ai prossimi appuntamenti con il mercato primario italiano, che prevede l'asta BOT l'11 novembre e l'asta di titoli a medio-lungo termine il 12 novembre.
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